Il canale del Rû Courtaud nel bosco di Ayas, con il sentiero che ne segue il corso
Rû Courtaud, Ayas — foto: Tenam2 · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Basta poco, in Valle d'Aosta, per capire di trovarsi in un posto particolare: un cartello in due lingue, un cognome dal suono francese, due persone al bar che parlano qualcosa che non è né italiano né francese. Quella che sentite è una delle eredità più vive di questa terra. Vi accompagniamo tra lingue, acqua e legno, tre fili che raccontano bene la cultura valdostana.

Due lingue ufficiali, anzi tre voci

La Valle d'Aosta è una regione autonoma a statuto speciale. Lo Statuto del 1948 riconosce la parità tra italiano e francese, che sono entrambe lingue ufficiali. Lo noterete nella toponomastica e negli uffici, e in tanti nomi di paesi e frazioni. A proposito: la s finale di Nus si pronuncia, al contrario di quello che ci si aspetterebbe dal francese standard.

L'italiano è oggi la lingua più usata nella vita di tutti i giorni, ma accanto a queste due lingue ne vive una terza: il patois, la varietà valdostana del francoprovenzale. Non è una versione del francese, ma una parlata della famiglia galloromanza, diffusa in passato in tutto l'arco alpino occidentale. Oggi è tutelato anche dalla legge nazionale sulle minoranze linguistiche storiche. Nelle valli di Gressoney e a Issime si aggiunge infine la comunità walser, con una lingua di origine germanica.

Il patois, una lingua che cambia di paese in paese

La bellezza del patois sta nelle sue varianti. L'abate Jean-Baptiste Cerlogne (1826–1910), pioniere degli studi su questa lingua, distingueva due grandi gruppi in base alla vocale prevalente: si dice tobla in alcuni luoghi e tabla in altri. Ogni comunità ha le sue parole: la volpe può essere rèinâr in alta valle e gorpeuill in bassa valle. Alcuni termini sono deliziosi anche per chi non li capisce, come tsalènde, il Natale, o forié, la primavera. E poi c'è fromadzo, che qui avrete modo di apprezzare a tavola.

Il patois non è un pezzo da museo. Il Concours Cerlogne, nato nel 1963 da un'idea di René Willien, coinvolge ogni anno le scuole della regione in ricerche sulla tradizione orale, e si conclude a maggio con una festa ospitata ogni volta da un comune diverso. Ad Aosta opera il BREL, il Bureau régional pour l'ethnologie et la linguistique, mentre a Saint-Nicolas c'è il Centre d'études francoprovençales René Willien. Se siete curiosi, il sito patoisvda.org offre anche un dizionario sonoro per ascoltare le parole dalla voce dei parlanti.

I rus: quando l'acqua era un'opera d'ingegno

La Valle d'Aosta è più asciutta di altre zone delle Alpi, e per coltivare i pendii i valdostani hanno costruito fin dal Medioevo i rus: canali che portano l'acqua dei torrenti per chilometri, seguendo il fianco delle montagne. Gran parte risale al periodo tra il Duecento e il Quattrocento e diversi sono ancora in uso.

Il più celebre è forse il Ru Courtaud, avviato nel 1393 e lungo circa 22 km, che porta l'acqua dalla Val d'Ayas a Saint-Vincent. C'è un legame anche con Nus: il Ru de Joux, che secondo alcuni storici è tra i più antichi della valle, prendeva l'acqua dal torrente di Saint-Barthélemy e irrigava i prati di Nus e Verrayes. Oggi i sentieri che seguono i canali sono tra le camminate più piacevoli: quasi in piano, all'ombra, con il suono dell'acqua accanto. Vicino a voi, a Verrayes, potete percorrere il tratto del Ru Marseiller, un itinerario di difficoltà facile.

Il legno, materia prima dell'identità

Nei lunghi inverni di montagna il legno diventava attrezzi, mobili, giocattoli e sculture. Da qui nasce una tradizione che ancora oggi è molto sentita. I sabot, gli zoccoli scavati in un solo pezzo di legno tipici dell'alta Val d'Ayas, sono legati anche alla leggenda di Sant'Orso, che li avrebbe donati ai poveri. Accanto a loro ci sono la grolla e la coppa dell'amicizia, simboli di convivialità.

Il momento in cui tutto questo si vede insieme è la Fiera di Sant'Orso, che si tiene ogni anno ad Aosta il 30 e 31 gennaio, con più di mille artigiani nelle vie del centro. A Fénis, a pochi passi dal castello, il MAV – Museo dell'Artigianato Valdostano di Tradizione racconta invece la stessa storia in ogni stagione, con mobili alpini, utensili da cucina, tessuti e sculture.

Le tradizioni da incontrare a Nus

Anche il paese ha i suoi appuntamenti. Nel carnevale locale sfilano le figure dei Signori di Nus, e il tsan e il palet sono tra gli sport tradizionali praticati in zona. Ogni anno, il 5 agosto, si sale in pellegrinaggio al santuario di Cunéy, dedicato alla Madonna delle Nevi, a oltre 2.600 metri sopra Saint-Barthélemy: dopo la messa, la croce processionale viene immersa tre volte nell'acqua di una sorgente vicina. Un gesto antico, che racconta quanto l'acqua conti ancora, da queste parti.

Consiglio pratico: feste, fiere e aperture dei musei possono variare da un anno all'altro. Prima di programmare la visita controllate il calendario degli eventi su lovevda.it, gli uffici del turismo e i siti ufficiali di Regione e MAV. Per i sentieri lungo i rus verificate lo stato del percorso.

Vivere la Valle d'Aosta da vicino — Le Case Antiche

Lingue, sapori e tradizioni si scoprono meglio con il tempo giusto. Da Nus avete tutto a portata di mano.